Posterous theme by Cory Watilo

Gli atei del pallone

Il dio del pallone esiste, dunque. Consente, per assurdo, che pure il Barcellona spaziale possa perdere partita vs chiunque, magari dopo 40 occasioni da gol e il novantapercento di possesso palla. E' un dio bastardo (ripeto il concetto, l'idea comunque non è mia, e non è più originale) ma è vivo e reale, come il calcio, la creatura che ha inventato. Ieri sera ennesima prova della sua esistenza, se ce ne fosse stato bisogno ancora.

Ci sono poi pure quelli che ancora non ci credono, come qualche commentatore tv e i tanti esteti dalla puzza sotto il naso. Sono gli atei del pallone. Ne hanno viste tante in vita loro, ma continuano a stracciarsi le vesti assistendo all'inverecondo spettacolo come quello messo su dal Chelsea del malcapitato Di Matteo.

Costoro, della Champions, ad esempio, hanno un proprio particolare albo d'oro. Gli ultimi dieci vincitori sono:

2002-03 Milan

2003-04 Porto

2004-05 Liverpool

2005-06 Barcellona

2006-07 Milan

2007-08 Manchester Utd

2008-09 Barcellona

2009-10 ha giocato meglio il Bayern

2010-11 Barcellona

2011-12 ha giocato meglio il Bayern

Facciamocene una ragione, non si convertiranno mai. 

La nostra passione

Vero, il calcio è solo un'emozione. Non è un gioco, non uno sport. E' come la vita.

Ieri la prova straordinaria. L'addio dei nostri vecchi campioni, che ha fatto venire i brividi anche a chi li ha vissuti come avversari, stupendi avversari.

E poi l'epilogo, irripetibile, della partita del City, che possiamo inserire tra i ricordi magici che il pallone ci ha regalato, quasi come un'Italia Germania. Basta guardare queste immagini per sentirne i brividi.

Ho letto da qualche parte che se esiste un dio del pallone è un dio un pò bastardo. Aggiungo che però è un dio da venerare sempre, per il dono di questa passione.

 

Rinascita?

La Juve ha vinto meritatamente il titolo. Ahimè!
Il derby ha invece mostrato l'Inter che non t'aspetti, o forse sì. Avessero tirato fuori il carattere, avessero sputato sangue in 5-6 partite penose, adesso saremmo a saziarci con un terzo posto e un preliminare di Champions. Tant'è. 
Mi resta la percezione, e l'augurio, che ieri possa esser nata la nuova Inter, quella di Stramaccioni. Ho visto la partita finalmente senza tensioni. (Comunque andasse, per metà avremmo subìto, per metà goduto. Chi mi sia più antipatica delle storiche rivali è difficile dirlo. Forse la Juve). Mi è parso però che Strama l'abbia gestita bene, con un'idea di gioco precisa e saggi cambi dalla panchina. Citando Franco Rossi, direi che non ha fatto danni.
Ora inizia un altro campionato, quello del mercato. E dopo decenni non ci vede favoriti. Anzi, non promette granchè. Tocca a Moratti smentire i pronostici.

 

La fine della farsa

Scrivo alcune considerazioni sull'Inter. Ieri sera ho spento la tv già all'intervallo. Era chiaro che avremmo perso. Sembravamo il Marsala in trasferta a Madrid. Se l'oggi è triste, il domani è fosco. Mio padre (che sta bene e tifa Lazio sin dai tempi dell'università a Roma, 1954\59), riferendosi al gioco delle carte, talvolta dice: "non piango perchè hai perso, piango perchè vorrai rifarti".

La sconfitta di Parma mette fine alla farsa che da otto mesi si recita all'Inter. Mette fine al recital di frasi fatte, di bellicosi proclami di dirigenti calciatori e tecnici. Il calcio è cosa semplice, persino disarmante. Questa è la sua magia. E oggi il Pallone ha decretato la fine dei giochi.

Tiriamo una riga e andiamo avanti.

Ora, per ricostruire l'Inter ci vorrebbero tre anni di lavoro e 60-80 milioni, per almeno 4-5 grossi calciatori e un tecnico (su Stramaccioni non so cosa pensare, in verità) che si muova con piena garanzia e pieno appoggio della società.
Anzitutto però serve che Moratti, con onestà intellettuale, ammetta d'aver commesso errori. 

Errori già all'indomani del meraviglioso trionfo di Madrid. Errore nel non credere in Benitez, che oggi avrebbe ben due anni di lavoro alle spalle e una squadra già pronta. Errore nell'aver assunto Gasperini, dopo una lunga e sofferta scelta. 

Errori, tanti, uno dopo l'altro. Così madornali che mi viene difficile pensare, riconoscendo a lui e ai suoi uomini doti di esperienza e conoscenza del mestiere, che questi errori siano stati casuali, occasionali. Di più, non riesco a credere che veramente chi all'Inter comanda potesse immaginare, varando questa squadra, di restare a galla, in Italia e in Europa. 

Seguo la Beneamata dalla remota provincia italiana, in tv, e son capace di ricordare le poche volte che l'ho vista dal vivo, eppure come tantissimi tifosi ho colto subito il cambio di strategia della società, la nuova tendenza a ridimensionare, a ridimensionarsi. Non ne colgo però i motivi (e al FPF non credo più di tanto).
Perchè qui non stiamo a rammaricarci per un'annata storta. Abbiamo assistito allo scempio della fine di un progetto vincente. A una fine quasi voluta. (Se il "nemico" Andrea Agnelli per assurdo ne fosse stato curatore fallimentare ne avrebbe avuto più cura).

Ecco perchè credo che una pubblica ammenda possa farci solo bene. E poi ci dica, Moratti, senza giri di parole, cosa intende fare. Ci aveva abituati bene (e gli porto gratitudine eterna, quasi come un nipote devoto), ora però vorrei capire dove vuol ricollocare il club. Tra i top (come quel Chelsea di cui di recente ho scritto) o torneremo rivali di Fiorentina e Lazio per l'Europa che non conta?

 

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Fiorentina Inter a tempo di tweets

Ho pensato di raccogliere qui i tweets scritti oggi durante la partita. Direi che spiega come vinco la noia mentre gioca la Beneamata: twitto! Pochi mesi fa sarei stato in trance per 90'. Che sia meglio per la mia salute (e le mie unghie)?

E' un esperimento. E anche un modo per sfogare la rabbia

 

1° tempo.

Tante domande. Una su tutte. Perchè ?

Gli altri corrono. Noi camminiamo. Da otto mesi. Non vogliono intenderla, lì. Metti tre ragazzi

Mandarli a cag.... si può?  ma anche 

 

2° tempo.

Ha tolto  Che  gliela mandi buona

Fate qualcosa per  e magari pure per 

 esce e lascia l'Inter. Volesse il  

Un pomeriggio di una  (l'ennesima, ma ci sono anche gli infrasettimanali) da cani

Le parole  e  ormai non si trovano nello stesso vocabolario

E neanche   

Il  - inteso come divinità - tifa per noi (l'espulsione non c'era?)

Il cronista di  dice che questi sono momenti che possono cambiare una stagione. Si, metto fuori i calzini di cotone

Un tiro in porta. Solo uno, chiedo 

 pare . Lucio è  

 

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Punto d'oro a . I ragazzi vanno elogiati  e anche

Inquadrano in TV i nostri tifosi allo stadio. Inebetiti. Eroici pure

Chelsea e Inter

La prestazione (con)vincente del Chelsea sul Barcellona mi offre spunto per fare una riflessione sulle scelte strategiche dell’Inter.
Riflessione che paradossalmente nasce proprio da una similitudine che noto tra la squadra inglese e i neroazzurri.

Mi spiego. Gli inglesi hanno giocato e vinto – più che legittimamente (checchè ne scrivano certi palati fini o certe menti preconcette) – una partita mourinhiana, direi. Partita che consente loro di ribadire, se ce ne fosse necessità ancora, il proprio ruolo di compagine di grande spessore.

Così essi sopravvivono, si fa per dire, ai massimi livelli del calcio europeo in un momento per loro di obiettiva difficoltà.

Con una formazione che, a parte Drogba, forse non schiera indiscussi top players (beh, Terry e Lampard sono grossi calciatori, ma non varranno oggi Iniesta o Xavi, per tacere di Messi) e che fa dell’organizzazione di gioco, dell’agonismo e della fisicità le armi più insidiose.

Ricorda qualcuno del recentissimo passato, in Italia?

Ancora, i grossi investimenti russi talora si sono rivelati sbagliati (cito su tutti Torres, che gioca poco e spesso male). E le crisi tecniche, con tanto di clamoroso esonero di Villas Boas, hanno condizionato fuor di dubbio il rendimento della squadra.

Ma nonostante gli errori, son sempre a giocarsela contro le piu grandi.

Evidentemente sono, coi soldi (ma bastan questi?), la continuità nel tempo di un’idea di calcio, di un progetto tecnico, comunque perseguiti e gestiti dalla dirigenza, e la forza e la solidità di un gruppo storico di calciatori (valga la prova che VB aveva immaginato e provato a farli fuori, giocandosi così la panchina), rivitalizzato anno dopo anno, il segreto poi non così recondito di questa squadra.

Il parallellismo con l’Inter a questo punto non mi pare forzato. In sintesi, tanti soldi, progetto tecnico (e mi riferisco all’Inter da Mancini in poi), parco giocatori di gran livello e, in negativo, anche talune scelte tecniche errate e investimenti sbagliati o azzardati sono aspetti quasi sovrapponibili.

Se non che ad un tratto all’Inter è accaduto qualcosa e la squadra (e il “progetto”, termine invero abusato e ormai fastidioso) che due anni fa vinse quel ben di Dio è stata demolita.

Si è tornati, e chissà per quanto, al ruolo di comprimari. Solo per questione di fair play?

 

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Non finisce mai

C'è quello che si è inventato la never ending salade. L'insalatiera da riempiere sempre di nuovo, per un piatto che si rigenerà permanentemente e non si consuma mai. Chissà l'igiene, certo, però di sicuro questo ha un bella mente fervida. E uno stomaco forte.