La prestazione (con)vincente del Chelsea sul Barcellona mi offre spunto per fare una riflessione sulle scelte strategiche dell’Inter.
Riflessione che paradossalmente nasce proprio da una similitudine che noto tra la squadra inglese e i neroazzurri.
Mi spiego. Gli inglesi hanno giocato e vinto – più che legittimamente (checchè ne scrivano certi palati fini o certe menti preconcette) – una partita mourinhiana, direi. Partita che consente loro di ribadire, se ce ne fosse necessità ancora, il proprio ruolo di compagine di grande spessore.
Così essi sopravvivono, si fa per dire, ai massimi livelli del calcio europeo in un momento per loro di obiettiva difficoltà.
Con una formazione che, a parte Drogba, forse non schiera indiscussi top players (beh, Terry e Lampard sono grossi calciatori, ma non varranno oggi Iniesta o Xavi, per tacere di Messi) e che fa dell’organizzazione di gioco, dell’agonismo e della fisicità le armi più insidiose.
Ricorda qualcuno del recentissimo passato, in Italia?
Ancora, i grossi investimenti russi talora si sono rivelati sbagliati (cito su tutti Torres, che gioca poco e spesso male). E le crisi tecniche, con tanto di clamoroso esonero di Villas Boas, hanno condizionato fuor di dubbio il rendimento della squadra.
Ma nonostante gli errori, son sempre a giocarsela contro le piu grandi.
Evidentemente sono, coi soldi (ma bastan questi?), la continuità nel tempo di un’idea di calcio, di un progetto tecnico, comunque perseguiti e gestiti dalla dirigenza, e la forza e la solidità di un gruppo storico di calciatori (valga la prova che VB aveva immaginato e provato a farli fuori, giocandosi così la panchina), rivitalizzato anno dopo anno, il segreto poi non così recondito di questa squadra.
Il parallellismo con l’Inter a questo punto non mi pare forzato. In sintesi, tanti soldi, progetto tecnico (e mi riferisco all’Inter da Mancini in poi), parco giocatori di gran livello e, in negativo, anche talune scelte tecniche errate e investimenti sbagliati o azzardati sono aspetti quasi sovrapponibili.
Se non che ad un tratto all’Inter è accaduto qualcosa e la squadra (e il “progetto”, termine invero abusato e ormai fastidioso) che due anni fa vinse quel ben di Dio è stata demolita.
Si è tornati, e chissà per quanto, al ruolo di comprimari. Solo per questione di fair play?
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